rifletto

Posted by – 21/09/2009

Testo di fabrizio venerandi

Quando in queste guerre che non ci sono muoiono dei soldati italiani la politica,
una certa stampa, un certo tipo di cittadini, tira fuori un vocabolario anni venti,
tinto di americanismi da b-movie. Onore e gloria. Gli eroi. I nostri ragazzi.
Una retorica che prende questi morti e li piazza immediatamente in alto,
abbastanza in alto perché non si possa parlare veramente di loro e della loro
morte.
So che non guarderò i telegiornali stasera, perché so che i giornalisti, un certo
tipo di giornalisti, andranno nelle case dei parenti dei morti, vedremo persone
che piangono, sentiremo delle storie strazianti.
In senato, Schifani ha detto che “le nostre truppe sono in Afghanistan per una
missione di pace e quindi per portare pace”. Non lo ha detto per questi morti,
ma per qualche morto fa.
Una missione di pace. Quando leggo questa espressione mi immagino una
colomba che vola, la prima cosa che penso quando leggo “una missione di pace”
è una colomba che vola. Gente che sta male e soldati che aiutano la gente che
sta male. Medici, ricostruzione. Amore.
Penso queste cose perché sbaglio, e mi basta consultare il garzanti per capire che
sto sbagliando, per il garzanti la pace non sono colombe che volano ma “la
condizione di un popolo o di uno stato che non sia in guerra con altri popoli o
altri stati e non abbia situazioni di lotta armata al suo interno”.
Garzanti è più pragmatico di me e mi fa capire meglio le parole di Schifani.
Portare pace significa fare in modo che l’Afghanistan non abbia “situazioni di
lotta armata al suo interno”. La missione di pacificazione significa, banalizzo,
fare una guerra ad una parte politica e sociale dell’Afghanistan che oggi
combatte contro un’altra parte, in modo che terminino le “situazioni di lotta
armata al suo interno”.
In pratica, fare vincere la corrente politica filo-occidentale ai danni dei talebani,
in modo che venga insediato un governo a noi favorevole.
Io mi ricordo Blair su Mtv. Per l’Iraq, aveva accettato un faccia a faccia con dei
ragazzi di diverse nazioni per spiegare la guerra in Iraq. I ragazzi gli facevano le
peggio domande, alcuni ragazzi erano iracheni. Io ero in cucina e vedevo Blair
sforzarsi a spiegare che c’erano delle pericolose “armi di distruzione di massa”.
Cercava di convincere questi ragazzi che c’erano delle pericolose “armi di
distruzione di massa” in Iraq. Era per quello che erano costretti a invadere l’Iraq.
Ero in cucina e trovavo la cosa imbarazzante, c’era un abisso tra Blair e i ragazzi
davanti a lui, erano ragazzi di Mtv, erano colti e intelligenti e c’era un abisso.
Blair sembrava un pirla. Ho pensato proprio così, sembra un pirla. Messo alle
strette, faceva la figura del pirla.
Schifani che parla della “missione di pace” ad un gruppo di universitari che si sia
letto qualche libro di geopolitica, qualche articolo di vero giornalismo
internazionale e tre o quattro pagine su internet, lo manderebbero a fare in culo,
con calma e sicurezza.
Io penso che queste parole, “missione di pace”, Onore, Eroi, Gloria, “i nostri
ragazzi” vengano utilizzate per imbarazzo. Perché deve essere imbarazzante per
un cittadino con il suo ipod, con il suo digitale terrestre pensare che ci siano -
oggi- soldati italiani mandati dal proprio governo in medio oriente ad abbattere
un regime ostile e sostituirlo con uno filo occidentale. Soldati italiani che
ammazzano e muoiono, oggi.
Penso che questo imbarazzo, che questa mistificazione delle parole, questo
Onore, Gloria, questi Eroi debbano diventare dei cadaveri. Con i cadaveri si
ragiona, ci si chiede perché sono in un posto, a fare cosa.
Chi li ha uccisi, chi ce li ha mandati, chi li ha mantenuti.
Degli Eroi si intervistano le mogli piangenti, i cadaveri si contano in guerra.

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