
La fotografia digitale ha sicuramente molti vantaggi, ma anche alcuni pericoli indotti da un comportamento leggero che sottovaluta alcuni tranelli in cui si può incappare.
Quando si scatta in studio, cè spesso l’abitudine a voler monitorare il lavoro che si sta svolgendo, e questo è sicuramente un vantaggio e dà una certa sensazione di sicurezza, ma alla fine può essere davvero nocivo per il processo creativo.
Mi spiego meglio:
la fotografia infatti non si limita al momento dello scatto.
E’ preceduta da uno studio di preparazione, dalla ricerca o costruzione di un set adatto, dalla scelta della luce perfetta, dalla selezione dei soggetti, che siano persone oppure oggetti. E’ anche fatta dalle persone che collaborano alla costruzione dell’immagine, che si tratti di make up artist o di assitenti ( a tal proposito leggetevi il pezzo di Benedusi sugli assistenti ).
Alla fine arriva il momento di assemblare tutte queste cose e di creare un’immagine unica.
Questo è un momento unico di reale creatività.
E’ qui che dovrete fare attenzione a non far intervenire vibrazioni negatve che vi renderanno difficile la concentrazione e sopratutto vi renderà difficile l’attingere a tutte le forze che vi aiutano a rendere unica la vostra immagine.
Mi è capitato spesso di comporre un’immagine che avevo in mente solo quando riesco a ”vedere” tutti gli elementi che avevo immaginato. Per “vedere” intendo far riaffiorare quelle cose che già sono presenti nel mio inconscio e che riemergono attivate dalla volontà di condividerle con le altre persone.
In questa fase di riminiscenza è fondamentale che l’amosfera intorno a noi sia armonica e indirizzata al comune interesse, quello di creare quell’immagine.
Quando sentiamo un commento su quello che stiamo facendo è difficile restarne immuni, se per disgrazia ci arriva mentre siamo in una fase creativa attiva, questo può influenzare molto il nostro metro interno di giudizio.
Succede che stiamo lavorando in studio e mentre scattiamo cè un monitor acceso dove vengono visualizzate le immagini che stiamo ancora elaborando, cosa molto comoda penserete voi, ma un giudizio espresso su quel lavoro in divenire, è molto pericoloso.
Un NO o un SI possono indirizzarci laddove non è detto che avremmo voluto andare. Il no distruggerebbe un tentativo in atto e un si lo fiaccherebbe, fermandoci nella ricerca di una sensazione più forte.
Il mio consiglio è alle volte rinunciare a tutta la tecnologia di cui disponiamo, dobbiamo saperla selezionare e usarla solo quando ci può portare reali vantaggi.
Scattare quindi in scheda e lavorate come si faceva con i rulli, percependo la forza, come avrebbe detto il veccho Obi-Wan Kenobi, e lasciate trascorrere del tempo prima di scegliere uno scatto, in modo da poter far sedimentare il lavoro fatto, senza avere troppa ansia della dead line.
(Lo sappiamo bene che le scadenze del venerdì primo pomeriggio che il lavoro sarà visto il lunedì mattina dopo un caffè e una lettura al giornale.)
Gli AD mi detesteranno per questo post, ma non è la prima volta che paralando con altri fotografi e illustrando il mio atteggiamento di abbandonare alcune tecnologie ad appannaggio di un lavoro più sereno e cosciente, ha evidenziato che questo è un problema reale a cui si va incontro molto spesso. Sono certo che il mio suggerimento vi dia la forza di reagire. Non lasciate che la troppa tecnologia condizioni i vostri lavori.
Marko Tardito