Scusate per il malfunzionamento del Blog.stiamo aggiornando WordPress alla versione 3.0, ma la grafica è ancora in lavorazione.


Essere “solo” fotografi non basta più. Oggi bisogna essere in grado di fare anche altro, e osare fare quelle cose che prima non facevamo con la scusa che nessuno le avrebbe mai capite e in ogni modo non ce le avrebbero mai lasciate fare.
Siate creativi fino in fondo , senza troppi pensieri sul copyright, sulle idee rubate, sui segreti…Insomma bisogna aprire gli occhi e capire che le cose cambiano.
Io avevo un progetto, che ho lasciato nel cassetto per un po di tempo, perchè ero abituato a lavorare “su commissione”, cioè con dei progetti assegnati da altri, e quelli che invece mi piacevano o mi interessavano, alla fine passavano sempre in secondo piano.
Ma da quando il modello economico si è inceppato e ha cambiato corso, ho potuto riscoprire che le cose cambiano, e anche noi cambiamo, magari non ce ne rrendiamo conto subito, ma cambiamo.






é da un po che penso ai cambiamenti.
e nel 2009 ce ne sono stati parecchi.
leggendo articli come quelli di jumper ( Chiude Grazia Neri, qual è il senso? e fotografi fantasmi nell’editoria italiana ) mi rendo conto che oggi fare solo il fotografo non è sufficente.
Per me è facie, ho sempre trovato interessati tanti altri campi creativi fin da quando studiavo a Parigi a Penninghenn, e mi lascio sempre coinvolgere dai progetti complessi, dove la sola creazione di un’immagine non basta.
Ma oggi è davvero diverso.
Il fotografo deve conoscere lo strumento, che non è più meccanico, ma elettronico, e con esso si è arricchito negli anni di potenzialità ma anche di impegni e responsabilità. Una volta c’erano i laboratori, ( ci sono ancora , ma stanno purtroppo perdendo di interesse, almeno nel campo professionale ) c’erano i cromisti, che mi hanno insegnato tante cose, c’erano le pellicole per il roto-offset… e tanti tecnici a cui dare la colpa se una cosa andava storta…, ma mi sto allontanando dal mio discorso.
Oggi cè la posibilità di fare tutte queste cose su un portatile e con una macchina digitale.
Cè twitter per farlo sapere in giro e ci sono tanti strumenti intellienti che possiamo usare per comunicare che non ci basta il tempo …
In utimo, si sta aggiungendo sempre di più la possibilità di fare video oltre allo scattare immagini. Anche senza avere una macchina di ultimissima generazione, esistono progetti per sfruttare il live preview e registrarne il video ( eos_movrec ne è un valido esempio…) e molti scopriranno sicuramente la magia di comunicare con il movimento e il suono oltre che con la luce.
Insomma questo è il momento del cambiamento. Tempo in cui possiamo e dobbiamo affrontare i nostri fantasmi e le nostre voglie, le nostre passioni. E poi dobbiamo( e possiamo) farcelo da noi.
In questi giorni sto finendo di “editarmi” un libro, AFRIKA, che sarà pubblicato e messo in vendita online appena avrò approvato la prima colpia.Si tratta di editoria fatta on demand ( cioè alla domanda. Ne vuoi una copia? comprala e te la faccio stampare ). Ora non so se questa è la via, ma io ci credo e credo che sempre di più dovremmo essere propositivi invece che essere attori passivi.
ok ora fatemi vedere di che cosa siete capaci…
Dedicato a chi non ha tempo sufficente per vedere il lavoro di un fotografo…
Non ditemi che 21secondi della vostra vita è chiedervi troppo….
Marko Tardito presents: my book in 21″
Questo filmato asolutamente spassoso, si avvicina molto a quello che mi era successo l’anno scorso quando al telegiornale annunciavano la chiusura definitiva della polaroid come supporto instantaneo.
[EDWeAHd6D6w]

Quando in queste guerre che non ci sono muoiono dei soldati italiani la politica,
una certa stampa, un certo tipo di cittadini, tira fuori un vocabolario anni venti,
tinto di americanismi da b-movie. Onore e gloria. Gli eroi. I nostri ragazzi.
Una retorica che prende questi morti e li piazza immediatamente in alto,
abbastanza in alto perché non si possa parlare veramente di loro e della loro
morte.
So che non guarderò i telegiornali stasera, perché so che i giornalisti, un certo
tipo di giornalisti, andranno nelle case dei parenti dei morti, vedremo persone
che piangono, sentiremo delle storie strazianti.
In senato, Schifani ha detto che “le nostre truppe sono in Afghanistan per una
missione di pace e quindi per portare pace”. Non lo ha detto per questi morti,
ma per qualche morto fa.
Una missione di pace. Quando leggo questa espressione mi immagino una
colomba che vola, la prima cosa che penso quando leggo “una missione di pace”
è una colomba che vola. Gente che sta male e soldati che aiutano la gente che
sta male. Medici, ricostruzione. Amore.
Penso queste cose perché sbaglio, e mi basta consultare il garzanti per capire che
sto sbagliando, per il garzanti la pace non sono colombe che volano ma “la
condizione di un popolo o di uno stato che non sia in guerra con altri popoli o
altri stati e non abbia situazioni di lotta armata al suo interno”.
Garzanti è più pragmatico di me e mi fa capire meglio le parole di Schifani.
Portare pace significa fare in modo che l’Afghanistan non abbia “situazioni di
lotta armata al suo interno”. La missione di pacificazione significa, banalizzo,
fare una guerra ad una parte politica e sociale dell’Afghanistan che oggi
combatte contro un’altra parte, in modo che terminino le “situazioni di lotta
armata al suo interno”.
In pratica, fare vincere la corrente politica filo-occidentale ai danni dei talebani,
in modo che venga insediato un governo a noi favorevole.
Io mi ricordo Blair su Mtv. Per l’Iraq, aveva accettato un faccia a faccia con dei
ragazzi di diverse nazioni per spiegare la guerra in Iraq. I ragazzi gli facevano le
peggio domande, alcuni ragazzi erano iracheni. Io ero in cucina e vedevo Blair
sforzarsi a spiegare che c’erano delle pericolose “armi di distruzione di massa”.
Cercava di convincere questi ragazzi che c’erano delle pericolose “armi di
distruzione di massa” in Iraq. Era per quello che erano costretti a invadere l’Iraq.
Ero in cucina e trovavo la cosa imbarazzante, c’era un abisso tra Blair e i ragazzi
davanti a lui, erano ragazzi di Mtv, erano colti e intelligenti e c’era un abisso.
Blair sembrava un pirla. Ho pensato proprio così, sembra un pirla. Messo alle
strette, faceva la figura del pirla.
Schifani che parla della “missione di pace” ad un gruppo di universitari che si sia
letto qualche libro di geopolitica, qualche articolo di vero giornalismo
internazionale e tre o quattro pagine su internet, lo manderebbero a fare in culo,
con calma e sicurezza.
Io penso che queste parole, “missione di pace”, Onore, Eroi, Gloria, “i nostri
ragazzi” vengano utilizzate per imbarazzo. Perché deve essere imbarazzante per
un cittadino con il suo ipod, con il suo digitale terrestre pensare che ci siano -
oggi- soldati italiani mandati dal proprio governo in medio oriente ad abbattere
un regime ostile e sostituirlo con uno filo occidentale. Soldati italiani che
ammazzano e muoiono, oggi.
Penso che questo imbarazzo, che questa mistificazione delle parole, questo
Onore, Gloria, questi Eroi debbano diventare dei cadaveri. Con i cadaveri si
ragiona, ci si chiede perché sono in un posto, a fare cosa.
Chi li ha uccisi, chi ce li ha mandati, chi li ha mantenuti.
Degli Eroi si intervistano le mogli piangenti, i cadaveri si contano in guerra.

Sono un fotografo che proviene dalla vecchia scuola e Polaroid, Banchi Ottici e le pellicole era il miei compagni di gioco abituali.
Quando un po di tempo fa mi sono avvicinato alla fotografia Digitale, ne ho colto subito gli enormi vantaggi, ma ho notato anche come i nuovi giochi con cui avrei lavorato in futuro, mi lasciavano parecchio deluso nei risultati. Abituato a lavorare e fare ricerca su ottiche antiche, grana e piani focali, questo nuovo mezzo, non mi dava troppa soddisfazione in questi campi.
Mi decisi allora di attrezzarmi seriamente ed affrontare il problema ( solitamente per i lavori digitali infatti, noleggiavo le macchine fotografiche e mi avvalevo di ottimi operatori digitali, ma così sarei sempre stato portato dello strumento e non il contrario).
Per la tipologia di lavoro che intendevo effettuare mi sono dotato di una Canon Eos 1 DS Mark III, che monta un sensore di tutto rispetto e mi permette di lavorare in leggerezza rispetto a sensori più grossi e a volte inutulmente potenti. Chi mi conosce e conosce il mio modo di lavorare , sa che utilizzo esclusivamente la luce del sole come fonte di illuminazione, e prediligo gli esterni alle sale di posa. C’era solo uno studio che amavo in modo particolare: il daylight di Industria, che aimè ha chiuso i battenti…
La Mod è iniziata quando un amico fotografo ( jean marie francius ) mi ha fatto vedere che stava cercando di attaccare al retro di un soffietto di un banco ottico, un corpo di una macchina digitale. Mi sono subito messo al lavoro e con un po di pezzi che avevo e il caro ebay, ho assemblato il mio Tilt Shift per DSLR. Per prima cosa , lavorando io con Pentax 6X7 e le sue meravigliose ottiche, ho deciso di lavorare con questo passo. Mi sono procurato un soffietto, smontando un vecchio paraluce che avevo in passato.
Mi sono ritagliato due pezzi di policarbonato nero, trovato in una ferramenta fornita, che ho poi sagomato e forato per farci entrare due tubi di prolunga. nella parte frontale ho sistemato il tubo di prolunga della Pentax 6×7, mentre nella parte posteriore un tubo di prolunga canon ( di fattura cinese, ma per quello che serviva a me va benissimo) trovato su ebay per pochi euri.
Il tubo di prolunga Canon mi servirà per attaccare il soffietto al corpo macchina. Nella parte frontale, al tubo di prolunga ora posso attaccare tutte le mie ottiche Pentax. Ma la mia ricerca non si ferma qui. Avendo io una passione per le vecchie ottiche per banchi, non trattate per il colore, mi sono procurato dei tappi Pentax 6X7.
Dopo averli forati, ho iniziato ad incollarci le ottiche ( con una colla speciale molto simile al silicone nero, ma con una resistenza maggiore ). Mi sono quindi creato un piccolo corredo di ottiche antiche. Per finire mi sono fatto una maniglia in legno come quelle che ho sulle mie Pentax, più per una questione estetiche che non una pratica.
Per risolvere il problema di tenere il soffietto fisso, mi sono procurato ad Bievre ( il mitico mercatino che si tiene fuori Parigi a giugno ) un magic arm, che ho poi fissato all’attacco del cavalletto della Canon e al Tilt shift. Con questo sistema sono in grado di controllare il movimento del soffietto e ripetere le distorsioni volute in altre immagini.
Some fun to start September…
[ukZCHX5ffEI]
Se notate dei cambi di grafica o altre cose strane è perchè sto passando da Blogger a WordPoress….
Non che non mi piacesse Blogger, ma cambiare fa parte della mia natura e la curiosità è un terribile vizio di noi fotografi.
fatemi sapere – stay tuned!